Monday, July 11, 2011

Vita da Profughi, Ruanda by Giorgio Trombatore

Il Rwanda forse è il paese più noto al mondo per la sua triste recente storia. Il Genocidio dell'Aprile del 1994 che ha visto contrapposti le due etnie principali, gli Hutu ed i Tutsie, ha segnato il mondo per la sua ferocia. Un giro all'interno di uno dei tanti “genocide memorial building” sparsi per il Rwanda puo` dare solo un'idea di quello che le meravigliose colline del Rwanda hanno potuto vedere in quei giorni di totale oscurità. Sì, perchè il Ruanda oggi sta cercando di uscire da quel tunnel promovuendo un'immagine di paese sicuro e soprattutto portando avanti un turismo di elite per le escursioni nelle montagne alla ricerca dei gorilla.

Pochi sanno che all'indomani della guerra del '94, altre guerre hanno sconvolto questa regione soprattutto nel vicino Congo. Mentre in Rwanda Paul Kagame ricostruiva un paese che aveva visto e conosciuto massacri senza precedenti, nel vicino Congo, nelle regioni dell'Ituri e del Kivu, le guerre inter-etniche hanno continuato a creare spostamenti di popolazione in fuga da guerre violentissime.

Mai Mai, estremisti Hutu e gruppi Banyamulenge hanno sconvolto la regione, complice il dedole governo di Kinshasa che non è riuscito a controllare la regione. I conflitti che si sono sussegguiti dal 1995 in poi sino alla recente guerra di Nkunda hanno provocato la fuga, a fasi alterne, di oltre 55,000 congolesi di etnia Tutsie, che si sono rifugiati nel sicuro Ruanda che di fronte a questo arrivo oceanico di profughi ha organizzato tre grossi campi. Il campo di Kiziba nel lago Kivu, il campo di Ghihembe vicino a Buyumba ed infine il campo di Nyabiheke. I Tutsie congolesi che sono giunti dal vicino Congo hanno vissuto e continuano a vivere in Ruanda in attesa di poter rientrare in Congo. Ben sedici anni sono passati da quando timorosi di ricevere le rappresaglie Hutu questi congolesi originari del Masisi e del Rutshuru nel Nord Kivu si sono installati in Ruanda. Oggi il grande interrogativo è se rientreranno mai nelle loro terre di origine.

Da un lato il Congo presenta ancora tanti enigma. Le elezioni presidenziali di novembre del 2012 chiariranno se il governo del giovane Kabilah terrà e soprattutto se riuscirà a pacificare il Nord Kivu. Dall'altro lato ci si chiede se queste terre che hanno conosciuto tanti massacri e tante guerre civili, sono pronte a ricevere il ritorno di circa 55.000 profughi Tutsie. I massacri dei gruppi Hema e Lendu nell'Ituri nel 2004, le violenze recenti dei Mai Mai nella regione di Walikale e persino nel Haut Uele dove le truppe fedeli a Joseph Kony, continuano a creare spostamenti di popolazioni in fuga da massacri e schiavitùMentre i politici discutono sul domani, nei campi profughi la vita continua con le associazioni umanitarie che giornalmente si impegnano ad assistere queste popolazioni con distribuzione di generi alimentari, sanità ed educazione. I campi in effetti possono essere considerati un modello per come sono tenuti. Niente a che vedere con le povere tendopoli del Darfur, o il caos di Goma. Sono campi divisi in quartieri dove addirittura si fa la raccolta differenziata e si piantano alberi per salvaguardare l'ambiente. Tutti i bambini hanno accesso alla scuola e la sanità è gratis.

Qualche giorno fa abbiamo celebrato il World Refugee Day pure in Ruanda, mentre nel mondo altri nuovi rifugiati abbandonavano le loro terre natali (vedi la Libia o la Siria). Un giorno mentre ero in missione presso il campo di rifugiati di Nyabiheke in Ruanda, una giovane donna di appena vent'anni che era fuggita dal Congo dove la sua famiglia era stata sterminata mentre dormiva da delle bande di estremisti Interhwame, mi disse: "Nessuna assistenza mi potrà mai ridare quello che i ribelli mi hannno strappato. Qui si sopravvive e basta. Questa non è vita”. Forse avrà ragione la rifugiata, comunque ogni mattina le associazioni umanitarie si mettono in moto per garantire proprio questa sopravvivenza.